Esperienze di
coltivazione delle iris
Nel 2010’
ho dovuto cambiare locazione alle mie iris. Un mio parente mi ha offerto di
sistemarle in un campetto di circa 30x40 mt. Dopo averle trapiantate ai primi
di settembre 2010, ho notato che, nell’autunno e nell’inverno successivi, non
crescevano bene. Proponendomi di chiarirne il motivo ho pensato di valutare il
PH del terreno. Da noi, di solito, i terreni hanno PH compreso fra 6,7 e 6,9,
quindi ottimale per le iris. Così quando l’esame ha mostrato un valore di 5,5
sono rimasto sorpreso: pensandoci ho supposto che la struttura del terreno potesse
essere la causa del valore di PH acido. Il terreno, sotto uno spessore di circa
un metro di terra, presenta uno strato di circa 1,5 mt. di ghiaione, residuo
delle millenarie esondazioni del fiume Sesia. Questa struttura rende lo strato
superiore di terra molto permeabile e presumo che il dilavamento, causato
dall’acqua piovana, abbia causato la percolazione di bicarbonati facendo virare
il terreno verso l’acido. Da allora tratto le parcelle di terreno inglobando
contemporaneamente nella terra (con un motocoltivatore) parti uguali di
idrossido di calcio (CAOH2) che si presenta in polvere ed ha azione pronta, con
ossido di calcio (CAO) venduto in scaglie che cedono lentamente il calcio e
quindi prolungano l’azione alcalinizzante. Dopo prove con dosaggi crescenti, sono
riuscito ad ottenere un PH di 6,8-6,9 con una migliore vegetazione delle iris.
Altro problema, direi il più oneroso in termini di fatica e
tempo, è rappresentato dalle erbe infestanti. E’ riconosciuto che le iris
tollerano male i diserbanti. Il prodotto più usato, come diserbante totale, è
il glifosate: ha il vantaggio di non
lasciare residui nel terreno, ma se contamina le iris, queste non muoiono, ma
alla successiva fioritura presentano fiori deformi; per evitarmi questi
problemi, uso uno schermo di polietilene di 1,50 x 0,60 mt.
Il glifosate, anche a concentrazioni
elevate, è poco efficace sulle convolvulacee, erbacee perenni con radici molto
profonde, che si avvinghiano alle iris fino a soffocarle. Da noi sono comuni
due specie: Convolvolus arvensis e Calistegia sepium. Soprattutto la prima,
nel mio campetto, è una vera pestilenza. Su di esse funziona molto bene il Dicamba, principio attivo molto usato per eliminare le erbe a foglia tonda
dai prati all’inglese. Purtroppo questa molecola è fortemente tossica per le
iris. Per eliminare il convolvolo ch cresce appresso le iris, ricorro ad un
metodo un po’ laborioso, ma efficace: in aprile/maggio, preparata una soluzione
acquosa di glifosate e dicamba, con un pennello bagno i germogli di queste
infestanti, riuscendo così ad eliminare le prime piantine che spuntano. Tratto,
con la stessa soluzione acquosa, le parcelle da destinare a futura piantagione:
due trattamenti a distanza di un mese permettono di eliminare queste infestanti.
Da un paio d’anni uso, con buoni risultati, anche un
antigerminante: questi prodotti, ovviamente, non impediscono la crescita di
erbacee perenni, agendo esclusivamente sui semi. Un trattamento a fine
settembre/ottobre è sufficiente ad impedire la crescita delle erbe invernali.
Ai primi di marzo, un ulteriore trattamento, previene le infestazioni fino a
fine fioritura. Il principio attivo che uso è il Pendimetalin: è efficace e ha un costo abbastanza modesto in
relazione alla concentrazione di impiego (25/30 cc. per 10 lt. di acqua).
Il prodotto danneggia un po’ le radici superficiali, ma
senza effetti apprezzabili. Comunque, per questo motivo, non faccio un terzo
trattamento e non lo uso sulle iris giovani. L’impiego richiede una avvertanza:
se il terreno non è bagnato dalla pioggia, è necessario che piova entro una
settimana dal trattamento, in modo che il prodotto possa penetrare nel terreno ed
esplicarvi la sua azione. E’ ovvio che il diserbo manuale rappresenti
l’optimum, in tutti i sensi: ma la possibilità di effettuarlo totalmente è in
relazione alla superfice coltivata ed al tempo disponibile. Nel mio caso si
aggiungono i miei problemi di schiena (non lievi) che richiedono un aiuto consistente
e quindi un costo che, senza l’uso di diserbanti e antigerminanti, per me,
sarebbe eccessivo.
Altra incombenza che credo riguardi chi coltiva iris, almeno
in una estensione non proprio piccola, è il controllo della eterosporiosi, una micosi che provoca
caratteristiche macchie brunastre sulle foglie delle iris. Da me è sempre stata
presente ed è sicuramente legata all’ambiente ed al clima (molto umido). Me ne
sono reso conto quando, trapiantate iris nate da seme in un campo che non aveva
mai ospitato queste piante, in autunno le piantine già cresciute si sono
ricoperte delle caratteristiche macchie.
Constatato che il trattamento di piante infette ha scarsa
efficacia mi sono dedicato alla
prevenzione di questa malattia, di per se non grave, ma che lo può diventare se
l’ infezione è massiva.
Prima di elencare i prodotti chimici che ho usato finora,
rimarco che alla soluzione aggiungo sempre un bagnante, per aumentare la
adesività del prodotto alle foglie. Uso dosi di bagnante tre/quattro volti
superiori a quelle consigliate.
Questi sono gli anticrittogamici che ho impiegato finora:
per primo il rame, sotto forma di ossicloruro di rame, che pare sia il composto più attivo. Da me i
trattamenti con questo principio attivo hanno dato scarsi risultati; inoltre
essendo un anticrittogamico di contatto, in caso di pioggia, deve essere
ripetuto.
Ho avuto migliori risultati con i cosiddetti “sistemici” che
vengono assorbiti dalle foglie ed entrano nel circolo linfatico della pianta.
Tra questi ho usato:
un prodotto commerciale contenente l’ associazione bitertanolo + Dodina
con buoni risultati;
un paio di prodotti contenenti il principio attivo Mancozeb che pure ha dimostrato una buona efficacia;
un prodotto commerciale contenente fosetil alluminio (conosciuto come “alliette”), anche questo con
buoni esiti;
il recente principio attivo tebuconazolo che ha dimostrato un’ efficacia un po’ superiore ai
principi citati in precedenza.
I risultati migliori, veramente notevoli, li ho ottenuti
dall’ associazione di due prodotti della stessa ditta (associazione consigliata
dal produttore):
(fosetil alluminio +
fluopicolide) + tebuconazolo.
I prodotti sopraelencati, salvo il mancozeb, sono
acquistabili senza necessità di avere il cosiddetto “patentino”. Normalmente
acquisto confezioni destinate ad impiego in agricoltura che, rispetto alle
corrispettive per giardinaggio, hanno prezzi di molto inferiori.
Effettuo i trattamenti con atomizzatore a spalla e cerco di
alternare prodotti diversi per evitare l’insorgere di resistenze. Di solito
tratto due volte in marzo/aprile ed altre due in settembre. Nello scorso anno,
che ha avuto periodi molto piovosi, ho effettuato un ulteriore trattamento a
fine giugno.
Con tutto questo non riesco ad eliminare questa micosi, ma a
contenerla in limiti accettabili.
Il campetto delle mie iris ha un terreno molto fertile che
predispone al marciume del rizoma da erwinia
carotovora. Negli ultimi tre anni è aumentato notevolmente il marciume
degli steli che colpisce la loro parte apicale sotto i bozzoli fruttiferi. E’
un guaio serio perché porta alla perdita di diversi frutti e quindi semi.
Mentre per il marciume del rizoma qualcosa riesco a fare, per quello della
sommità degli steli, finora, non ho trovato risorse valide. Non ho nemmeno
capito se questo ha la stessa genesi batterica del marciume del rizoma o se sia
dovuto ad altre cause, magari micotiche. Quando uno o più rizomi della stessa
pianta sono colpiti in modo grave (caseificazione del rizoma), tolgo la pianta
intera e cerco di salvare i rizomi indenni, che trapianto dopo averli immessi
in soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina). Se il rizoma è solo intaccato,
tolgo il marciume caseoso con un cucchiaio e disinfetto con ipoclorito per due o
tre volte.
Secondo B. BLyth, l’aggiunta in marzo, alla base della
pianta, di una consistente quantità di calce in polvere aiuterebbe a prevenire questo
marciume: non ho sperimentato questa soluzione.
Come ho detto il terreno è fertile, ma prima della
fioritura, in marzo, faccio un trattamento con un concime minerale. Da due
anni, con buoni risultati, uso un concime organo/minerale avente formula NPK
6-7-13. E’ vero, il concime andrebbe interrato, ma non l’ho mai fatto. Mi
limito a spargerlo quando il terreno è umido dopo una pioggia.
Angelo