giovedì 10 settembre 2015

Esperienze di coltivazione delle iris


Esperienze di coltivazione delle iris



Nel 2010’ ho dovuto cambiare locazione alle mie iris. Un mio parente mi ha offerto di sistemarle in un campetto di circa 30x40 mt. Dopo averle trapiantate ai primi di settembre 2010, ho notato che, nell’autunno e nell’inverno successivi, non crescevano bene. Proponendomi di chiarirne il motivo ho pensato di valutare il PH del terreno. Da noi, di solito, i terreni hanno PH compreso fra 6,7 e 6,9, quindi ottimale per le iris. Così quando l’esame ha mostrato un valore di 5,5 sono rimasto sorpreso: pensandoci ho supposto che la struttura del terreno potesse essere la causa del valore di PH acido. Il terreno, sotto uno spessore di circa un metro di terra, presenta uno strato di circa 1,5 mt. di ghiaione, residuo delle millenarie esondazioni del fiume Sesia. Questa struttura rende lo strato superiore di terra molto permeabile e presumo che il dilavamento, causato dall’acqua piovana, abbia causato la percolazione di bicarbonati facendo virare il terreno verso l’acido. Da allora tratto le parcelle di terreno inglobando contemporaneamente nella terra (con un motocoltivatore) parti uguali di idrossido di calcio (CAOH2) che si presenta in polvere ed ha azione pronta, con ossido di calcio (CAO) venduto in scaglie che cedono lentamente il calcio e quindi prolungano l’azione alcalinizzante. Dopo prove con dosaggi crescenti, sono riuscito ad ottenere un PH di 6,8-6,9 con una migliore vegetazione delle iris.

Altro problema, direi il più oneroso in termini di fatica e tempo, è rappresentato dalle erbe infestanti. E’ riconosciuto che le iris tollerano male i diserbanti. Il prodotto più usato, come diserbante totale, è il glifosate: ha il vantaggio di non lasciare residui nel terreno, ma se contamina le iris, queste non muoiono, ma alla successiva fioritura presentano fiori deformi; per evitarmi questi problemi, uso uno schermo di polietilene di 1,50 x 0,60 mt.

 Il glifosate, anche a concentrazioni elevate, è poco efficace sulle convolvulacee, erbacee perenni con radici molto profonde, che si avvinghiano alle iris fino a soffocarle. Da noi sono comuni due specie: Convolvolus arvensis e Calistegia sepium. Soprattutto la prima, nel mio campetto, è una vera pestilenza. Su di esse funziona molto bene il Dicamba, principio attivo molto usato per eliminare le erbe a foglia tonda dai prati all’inglese. Purtroppo questa molecola è fortemente tossica per le iris. Per eliminare il convolvolo ch cresce appresso le iris, ricorro ad un metodo un po’ laborioso, ma efficace: in aprile/maggio, preparata una soluzione acquosa di glifosate e dicamba, con un pennello bagno i germogli di queste infestanti, riuscendo così ad eliminare le prime piantine che spuntano. Tratto, con la stessa soluzione acquosa, le parcelle da destinare a futura piantagione: due trattamenti a distanza di un mese permettono di eliminare queste infestanti.

Da un paio d’anni uso, con buoni risultati, anche un antigerminante: questi prodotti, ovviamente, non impediscono la crescita di erbacee perenni, agendo esclusivamente sui semi. Un trattamento a fine settembre/ottobre è sufficiente ad impedire la crescita delle erbe invernali. Ai primi di marzo, un ulteriore trattamento, previene le infestazioni fino a fine fioritura. Il principio attivo che uso è il Pendimetalin: è efficace e ha un costo abbastanza modesto in relazione alla concentrazione di impiego (25/30 cc. per 10 lt. di acqua).

Il prodotto danneggia un po’ le radici superficiali, ma senza effetti apprezzabili. Comunque, per questo motivo, non faccio un terzo trattamento e non lo uso sulle iris giovani. L’impiego richiede una avvertanza: se il terreno non è bagnato dalla pioggia, è necessario che piova entro una settimana dal trattamento, in modo che il prodotto possa penetrare nel terreno ed esplicarvi la sua azione. E’ ovvio che il diserbo manuale rappresenti l’optimum, in tutti i sensi: ma la possibilità di effettuarlo totalmente è in relazione alla superfice coltivata ed al tempo disponibile. Nel mio caso si aggiungono i miei problemi di schiena (non lievi) che richiedono un aiuto consistente e quindi un costo che, senza l’uso di diserbanti e antigerminanti, per me, sarebbe eccessivo.

Altra incombenza che credo riguardi chi coltiva iris, almeno in una estensione non proprio piccola, è il controllo della eterosporiosi, una micosi che provoca caratteristiche macchie brunastre sulle foglie delle iris. Da me è sempre stata presente ed è sicuramente legata all’ambiente ed al clima (molto umido). Me ne sono reso conto quando, trapiantate iris nate da seme in un campo che non aveva mai ospitato queste piante, in autunno le piantine già cresciute si sono ricoperte delle caratteristiche macchie.

Constatato che il trattamento di piante infette ha scarsa efficacia  mi sono dedicato alla prevenzione di questa malattia, di per se non grave, ma che lo può diventare se l’ infezione è massiva.

Prima di elencare i prodotti chimici che ho usato finora, rimarco che alla soluzione aggiungo sempre un bagnante, per aumentare la adesività del prodotto alle foglie. Uso dosi di bagnante tre/quattro volti superiori a quelle consigliate.

Questi sono gli anticrittogamici che ho impiegato finora:

per primo il rame, sotto forma di ossicloruro di rame, che pare sia il composto più attivo. Da me i trattamenti con questo principio attivo hanno dato scarsi risultati; inoltre essendo un anticrittogamico di contatto, in caso di pioggia, deve essere ripetuto.

Ho avuto migliori risultati con i cosiddetti “sistemici” che vengono assorbiti dalle foglie ed entrano nel circolo linfatico della pianta.

Tra questi ho usato:

un prodotto commerciale contenente l’ associazione bitertanolo + Dodina

con buoni risultati;

un paio di prodotti contenenti il principio attivo Mancozeb che pure ha dimostrato una buona efficacia;

un prodotto commerciale contenente fosetil alluminio (conosciuto come “alliette”), anche questo con buoni esiti;

il recente principio attivo tebuconazolo che ha dimostrato un’ efficacia un po’ superiore ai principi citati in precedenza.

I risultati migliori, veramente notevoli, li ho ottenuti dall’ associazione di due prodotti della stessa ditta (associazione consigliata dal produttore):

(fosetil alluminio + fluopicolide) + tebuconazolo.

I prodotti sopraelencati, salvo il mancozeb, sono acquistabili senza necessità di avere il cosiddetto “patentino”. Normalmente acquisto confezioni destinate ad impiego in agricoltura che, rispetto alle corrispettive per giardinaggio, hanno prezzi di molto inferiori.

Effettuo i trattamenti con atomizzatore a spalla e cerco di alternare prodotti diversi per evitare l’insorgere di resistenze. Di solito tratto due volte in marzo/aprile ed altre due in settembre. Nello scorso anno, che ha avuto periodi molto piovosi, ho effettuato un ulteriore trattamento a fine giugno.

Con tutto questo non riesco ad eliminare questa micosi, ma a contenerla in limiti accettabili.

Il campetto delle mie iris ha un terreno molto fertile che predispone al marciume del rizoma da erwinia carotovora. Negli ultimi tre anni è aumentato notevolmente il marciume degli steli che colpisce la loro parte apicale sotto i bozzoli fruttiferi. E’ un guaio serio perché porta alla perdita di diversi frutti e quindi semi. Mentre per il marciume del rizoma qualcosa riesco a fare, per quello della sommità degli steli, finora, non ho trovato risorse valide. Non ho nemmeno capito se questo ha la stessa genesi batterica del marciume del rizoma o se sia dovuto ad altre cause, magari micotiche. Quando uno o più rizomi della stessa pianta sono colpiti in modo grave (caseificazione del rizoma), tolgo la pianta intera e cerco di salvare i rizomi indenni, che trapianto dopo averli immessi in soluzione di ipoclorito di sodio (candeggina). Se il rizoma è solo intaccato, tolgo il marciume caseoso con un cucchiaio e disinfetto con ipoclorito per due o tre volte.

Secondo B. BLyth, l’aggiunta in marzo, alla base della pianta, di una consistente quantità di calce in polvere aiuterebbe a prevenire questo marciume: non ho sperimentato questa soluzione.

Come ho detto il terreno è fertile, ma prima della fioritura, in marzo, faccio un trattamento con un concime minerale. Da due anni, con buoni risultati, uso un concime organo/minerale avente formula NPK 6-7-13. E’ vero, il concime andrebbe interrato, ma non l’ho mai fatto. Mi limito a spargerlo quando il terreno è umido dopo una pioggia.


Angelo  


      

1 commento:

  1. Ottimo intervento articolato, le tue esperienze di coltivazione saranno utili per noi. Avendo visitato la coltivazione di Angelo direi che i risultati sono ottimi.

    Il tuo appezzamento è pianeggiante, di conseguenza se non si interra il concime non è grave, una pioggia abbondante non porta a spasso il nutrimento anche per la buona struttura del terreno.

    I nostri terreni sulle colline de Monferrato sono ricche di calce e calcare, il marciume dei rizomi è veramente limitato, perciò credo che la calcitazione potrebbe essere utile in terreni acidi ed asfittici, possibile da somministrare prima dell'inverno da noi, forse verso marzo in Australia dove ha la coltivazione Blyth.

    Per il problema delle macchie fogliari le tue esperienze per me sono utili, e penso proverò i formutati da te utilizzati, in una coltivazione estensiva e con terreno nudo, non inerbito o pacciamato pare le spore di vari patogeni prolificano e si trasferiscono volentieri alla vegetazione appena temperatura e umidità lo permettono.

    Per quanto riguarda il bagnante: a suo tempo ero stato informato che essendo un prodotto tensioattivo se si aumenta la dose consigliata potrebbe non essere efficace, non so se è il caso del prodotto da te utilizzato.

    Convolvolo e gramigna quest'anno mi hanno tenuto veramente impegnato con il diserbo manuale, e ciò nonostante loro sono tuttora sottotraccia pronti ad emergere e ad espandersi!

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